opere: l'hôpital des poupées

Sélène de Condat è nata a Parigi. Inizia fin da giovanissima a lavorare nel mondo dell’arte.

Si consacra alla produzione di teatro, di musica e di balletto classico in Europa e negli Stati Uniti, dove vive qualche anno. La sua collaborazione con alcuni dei più importanti nomi della storia della danza, tra cui spicca la figura enigmatica di Maurice Béjart, arricchisce la sua visione delle Arti.

Viaggiatrice curiosa ed instancabile, Sélène de Condat attraversa il mondo. Dagli altopiani dell’Acongacua, al Messico, passando dalla Papua Nuova Guinea dove incontra alcuni dei più antichi popoli tribali della Terra, dall’affascinante road trip negli Usa alle grandi capitali europee, la fotografa coglie ogni attimo, ogni colore, ogni sensazione di cui le fotografie traducono con maestria e stile ogni dettaglio.

Il lavoro fotografico di Sélène de Condat oppone ombre e luci, sfumature e dettaglio, movimento e frammento dell’istante.  Esteticamente, si iscrive nella percezione dell’attimo, tema caro al filosofo Gaston Bachelard: lo sguardo del fotografo rende eterno ciò che è destinato a divenire. Luoghi, personaggi, oggetti delle fotografie di Sélène de Condat sono immagini iconiche di frammenti di vita, di spazio e di tempo in cui sono frammischiati esperienza individuale e fondamenti dell’Umanità.

Ogni fotografia è intesa come un frammento della storia di uomini e di donne eternizzato dall’Ars fotografica.

La scelta del bianco e nero, del dettaglio, della sfumatura traducono il bisogno estetico di costruire plasticamente i corpi, i monumenti, i luoghi, gli oggetti e gli istanti per conservarne la dimensione in divenire. 

Questa ricerca del tempo che trasforma ogni cosa si scorge mutatis mutandis pienamente nella scelta del chiaroscuro: linguaggio universale del tempo eterno, esso permette di rendere universali le emozioni, il lavoro, gli istanti della vita quotidiana e le tappe dell’esistenza.

Per Sélène de Condat, un’opera d’arte e, in particolar modo la fotografia, è per essenza “un’opera aperta” (U. Eco), destinata dall’artista ad adottare le emozioni e il vissuto di ogni spettatore.

Tre le ultime esposizioni quella al Museo delle Fogne di Parigi (2013), dove ha presentato la storia degli ultimi fognaioli della capitale francese, quella al Museo in Trastevere a Roma (2015) e la mostra al Comune di Parigi (2016) con le immagini dei éboueurs, gli spazzini, della Municipalité.