CRUMB Gallery Firenze inaugura lunedì 8 marzo ALL YOU CAN FUCK, opere in acquerello su carta di riso di Adriana Luperto

ALL YOU CAN FUCK è il nome dei bordelli a tariffa forfettaria, a disposizione di uomini in cerca di sesso a pagamento, che troviamo a Berlino e un po’ ovunque in Germania, dove la prostituzione è legale fin dagli inizi del Duemila. Sono luoghi in cui, oltre al cibo, per 90-130 euro, puoi “consumare” le sex workers, ragazze costrette anche a decine di rapporti al giorno, dalle 16 alle 3 di notte.

Adriana Luperto – una delle anime fondatrici della Crumb Gallery e del suo progetto dedicato esclusivamente al promuovere l’arte al femminile – racconta attraverso una serie di acquerelli su carta di riso, una tecnica dal tocco delicato, le molte storie che tutti i giorni si consumano con orrore sulla pelle di tante donne di etnie diverse, italiane, nigeriane, rumene, bulgare, ungheresi …

“Ho letto libri, parlato con donne che si sono prostituite, ascoltato racconti quasi dell’orrore sulla vita che sono state costrette a fare: quello che sappiamo sulla mercificazione del corpo di una donna è nulla di fronte all’enormità della realtà.” Ci racconta l’artista. “Non ho voluto riportare tutto questo: ho voluto far vedere la loro bellezza, la loro sensualità, che c’è, sempre, a prescindere da tutto”.

In questi dipinti, la figura dell’uomo è una presenza/assenza, manca quasi sempre o meglio, la troviamo di spalle, defilata, spettatore muto anche se di fatto ne è il vero protagonista che, all’interno dell’esposizione, la sound editor Francesca Sandroni è riuscita ad evocare in maniera convincente con un’installazione sonora.

ALL YOU CAN FUCK sarà aperta fino all’8 aprile 2021, nel rispetto delle norme sanitarie e delle prescrizioni vigenti, e sarà accompagnata da un catalogo Edizioni Crumb Gallery, collana NoLines.

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Le 30 opere su carta di riso e cartoncino esposte nella mostra Tra terra e cielo raccontano di cieli sconfinati dove si librano a velocità e altezze da vertigini creature libere dalla gravità e dal peso della terra e del terreno, dove il confine si perde o forse neanche esiste. L’infinito del mare che nelle sue abissali profondità nasconde segreti inesplorabili e inesplorati che nel buio della notte somigliano a barconi di disperazione o, forse, nei riflessi della luna, alla solitudine che passa e veloce scorre via, come le onde che si infrangono su spiagge lontane lasciando che la spuma per un attimo giochi con le superfici. Scorci di un blu accecante, il cielo. E abissi che si spalancano inquietanti e sconvolgenti, la terra. Sono banchine, campi, binari, strade, paesaggi, città. Con figure solitarie che l’attraversano. E neve, sabbia, nebbia che la ricoprono o vi aleggiano intorno, dentro. Il dialogo incessante tra un immanente e un trascendente intrecciati indissolubilmente tra loro eppure destinati a non incontrarsi mai, confini fusi eppure irrimediabilmente persi, fonte e origine della creatività, della fecondità e in un certo senso anche della paura, sono al centro del linguaggio di Adriana Luperto. E questi acquerelli lo dimostrano. Uno per uno. Certo, sono paesaggi. Ma guardateli bene. Osservateli. Andategli vicino. Levate la maschera. Togliete il velo. Non abbiate paura. Ed ecco l’anima nascosta della città, delle nostre città, dei nostri momenti, dei nostri arrivi in stazione, del nostro affacciarsi dalla finestra, del lungomare d’inverno, di un albero che attende la primavera, di un paesaggio dall’alto, osservato da una finestra, delle nostre mille solitudini, del nostro osservare la vita per darle un senso, per renderla dritta, accettabile, capace, con il misero, miracoloso, come diceva Isaiah Berlin, legno storto dell’umanità. Eccola là. È tutto lì: in quei colori rassicuranti, in quelle storie ben nascoste dietro linee e figure tranquillizzanti. Che nascondono l’anelito infinito e incessante dell’incontro tra terra e cielo.