Crumb Gallery Firenze dal 20 maggio 2021 al 10 luglio 2021 ospita la mostra della fotografa Betty Colombo, L’anima del corpo. In mostra della fotoreporter, testimonial Canon e Ambassador italiana di “Save The Planet”, una quindicina di scatti, parte di un progetto che l’ha vista lavorare per mesi nella sala autoptica del San Luca di Lucca.

Se li osservi da lontano quegli oggetti che fluttuano nel nulla di uno sfondo nero, ti sembrano fiori carnosi dalle forme strambe, preziose pietre ancora grezze appena cavate dalla profondità della terra, strane suppellettili di società ormai scomparse o forse solo molto lontane. Sono scatti eleganti, armonici, quasi glamour, come è nello stile di Betty Colombo, che riesce sempre a cogliere del mondo, qualunque parte di esso incroci il suo sguardo, l’aspetto più profondo, nascosto, spesso anche indicibile. E a offrirlo ad altri sguardi mettendone in luce le qualità che, fermi alla superficie, in pochi sarebbero riusciti a cogliere. Un indicibile raccontato. Con, appunto, armonica eleganza. Avvicinandosi agli scatti di “L’anima del corpo”, infatti, si colgono i particolari, si traduce in un senso “altro” l’immagine, si arriva a capire che si tratta di organi umani, l’interno di un corpo, parti che non si dovrebbe e potrebbe vedere mai. Anche perché la morte è qualcosa di osceno, da rinchiudere tra le mani di professionisti per non saperne, se non per il tempo necessario, assolutamente più nulla. Fotografare organi interni significa dunque fotografare la morte, metterla in mostra, allontanare la paura: e c’è una delicata poetica in tutto questo: “Regalare vita eterna a parti del corpo di una persona morta”, come dice l’artista. E raccontare la differenza evidente all’esterno di ciascuno di noi, meno evidente, perché non lo sappiamo, all’interno. “Abbiamo la convinzione di essere, dentro, tutti uguali” spiega Colombo. “Ma invece no, non è così: siamo tutti differenti con organi molto differenti. Ho visto il fegato di una donna grandissimo, tutto rosso, pieno di puntini arancioni. Un’altra donna aveva il fegato come di fiaba: viola unicorno. I nostri organi riflettono la nostra vita, i nostri pensieri, il nostro andare per il mondo, il nostro sesso, e si modificano accompagnando quello che viviamo”.

Gli scatti esposti alla Crumb Gallery di Firenze ci conducono per mano e con delicatezza in un mondo dai più inesplorato: un’inedita mappa geografica della vita.