Racconti d’interno, parafrasando il titolo del celebre romanzo di Karen Blixen, presenta una ventina di opere di diverso formato, alcune realizzate per questa occasione dalla pittrice di origine calabrese. Un tempo sospeso, fatto di ricordi, anima questi dipinti la cui dimensione poetica è creata da una pennellata franta, impastata di luce. Scene di interni, stanze vuote dove gli oggetti che lì permangono – lampade, poltrone, sedie, tavoli, tende, teiere, vasi, fiori – sono ancora impregnati della presenza umana che in questi luoghi ha vissuto, forse ha soggiornato brevemente e che ha abbandonato. “Mi rifugio nel passato, forse. Nel sogno, magari” racconta Tina Sgrò, nel testo in catalogo, a cura di Rory Cappelli. “Sono ambienti che trascendono quello che vedo. Non c’è presenza umana nelle mie tele perché è così che mi sento, nella solitudine dell’introspezione, nella malinconia di tutto ciò che avrebbe potuto essere e non è stato: il mio pennello, i miei colori, i miei movimenti diventano per me il baricentro della contraddizione dell’esistere, che proprio mentre è, già non è più. Cerco di fermarlo questo non essere più, di placcarlo, di dargli una forma, una sostanza”. La pittura della Sgrò nasce da radici lontane, a partire da Caravaggio al quale guarda per “…la sua lezione sulla luce e sull’ombra, essendo io un’artista con una dimensione chiaroscurale molto forte…”. Nel solco della tradizione pittorica, molti sono i maestri a cui fa riferimento, da Nomellini a De Pisis, da Corot a Matisse, da Giacometti a Morandi e alle sue nature morte sospese. Nelle sue opere si percepisce fortemente anche l’essere donna nell’arte e nella vita “… è difficile, ancora di più per una donna del sud, che, come me, arriva a Milano da un posto depresso economicamente e isolato, e deve tirare fuori gli artigli, vivere la città con aggressività”.                                                        Racconti d’interno sarà aperta fino al 15 gennaio 2021 e sarà accompagnata da un catalogo, edizioni Crumb Gallery, collana Nolines.